Quando si sceglie il colore per la cameretta di un piccolo in arrivo, spesso si ragiona con una logica adulta. Una logica, peraltro, non sempre corretta neanche per noi stessi: il più delle volte porta a preferire tinte neutre, smorzate, schiarite.
Questi colori vengono percepiti come “calmanti”, perché in effetti producono una sorta di ottundimento sensoriale: rallentano l’attività cerebrale, come un ansiolitico neanche tanto leggero.
Una qualità che può andar bene in una “stanza di decompressione”, ma per un bambino? Il primo paesaggio cromatico della sua vita non è stato affatto neutro.
Nella sua esperienza intrauterina, soprattutto quando la mamma trascorreva ore al sole in spiaggia, ciò che filtrava era un chiarore rossastro, a volte intenso e profondo. Ed era lì che il piccolo stava bene, immerso in un ambiente pulsante e vivo.
E adesso, fuori da quel grembo caldo, lo accogliamo con un mortorio di colori? Se per i neonati un’atmosfera ovattata può anche funzionare, crescendo i bambini hanno bisogno di altro: stimoli visivi, varietà, colori che sostengano lo sviluppo delle loro facoltà cognitive.
L’ideale sarebbe avere due stanze distinte: una per il riposo, calmante, e una per il gioco, più vivace e stimolante. Ma quante famiglie hanno davvero tanto spazio?
Quasi nessuna. E così i bambini finiscono per invadere tutti gli altri ambienti della casa. Ma è tollerabile l'inevitabile caos di giocattoli e sporcizia ovunque? Direi di no, sia per la salute mentale dei genitori che del rapporto di coppia.
Ecco allora la sfida: rendere la cameretta un luogo capace di contenere entrambe le funzioni. Come? Attraverso i colori e la disposizione degli arredi.
I colori non sono solo un piacere visivo, ma regolano l’attività cerebrale e creano equilibrio tra stimolazione e riposo. Un’idea semplice: dividere le pareti a metà in senso orizzontale e usare il colore secondo due modalità diverse:
•Stimolante - La parte bassa, la “zona diurna”, può essere caratterizzata da colori vivaci e motivi allegri, dove regnano i giocattoli e mobili contenitori a misura di
bambino, pouf o piccolo seggioline. Qui si attiva attenzione, curiosità e creatività.
•Calmante - La parte alta, la “zona notturna”, definita da un letto sopraelevato, avrà invece un colore uniforme e tenue, oppure una carta da parati dai disegni delicati:
una sorta di atmosfera più raccolta che accompagna dolcemente il passaggio dalla veglia al sonno.
Nota Bene: Questa soluzione è anche più leggera a livello economico perché, dopo i primi mesi, invece di dover ridecorare tutta la camera per adeguarla alle mutate
esigenze, permette di modificare soltanto la fascia bassa dell’ambiente.
La luce naturale diurna e quella calda della sera non sono solo questioni pratiche: modulano i cicli circadiani, aiutando il bambino a mantenere un ritmo di veglia e sonno sano.
Anche la direzione, l’intensità e il colore della luce rientrano nella terapia ambientale: una luce troppo intensa o fredda stimola eccessivamente il sistema nervoso, mentre una luce morbida e dorata rilassa e prepara al sonno.
Quindi:
•di giorno, tanta luce naturale, da modulare con tende;
•la sera, lampade calde e mai troppo intense. Per l’illuminazione generale, meglio orientare la luce verso il soffitto, evitando abbagli diretti. E vicino al letto, una
piccola lampada di compagnia.
La regola d’oro: mai esporre i bambini (e neppure gli adulti!) a una luce bianca e forte fino a tardi. L’effetto è sempre lo stesso: sovreccitazione e difficoltà ad addormentarsi.

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